Studio Veterinario Assembri

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APPROCCIO TERAPEUTICO ALLA LEISHMANIOSI CANINA

Dott.ssa Sveva Assembri

L’approccio terapeutico ad un cane con la Leishmaniosi canina dipende dallo stadio clinico dell’animale al momento della diagnosi.
I trattamenti esistenti solitamente non riescono ad eliminare completamente il parassita, infatti la guarigione parassitologica è un’evenienza molto rara. C’è la possibilità di avere delle ricadute e la necessità di ripetere il ciclo terapeutico.
Gli obiettivi della terapia sono dunque l’ottenimento di un animale senza segni clinici e il mantenimento di questo stato di salute il più a lungo possibile.

Ai fini del trattamento è possibile identificare 6 stadi:

  • Cani esposti: cani senza alterazioni clinico patologiche. Soggetti clinicamente sani. Gli animali compresi in questo stadio vivono oppure hanno vissuto in un territorio dove è stata accertata la presenza di flebotomi. Questi pazienti andrebbero monitorati siero logicamente per 2-4 mesi.

  • Cani infetti: cani senza alterazioni clinico patologiche dimostrabili in cui la presenza del parassita è stata dimostrata attraverso metodi diretti o indiretti. La terapia è consigliabile se la dimostrazione diretta del parassita è associata ad un aumento degli anticorpi specifici. In caso contrario, è consigliabile un monitoraggio sierologico ogni 2-3 mesi.

  • Cani malati: cani infetti con alterazioni clinico patologiche riferibili alla Leishmaniosi canina. In questi casi il titolo anticorpale è solitamente molto più alto rispetto al valore soglia di riferimento. I pazienti necessitano di una terapia specifica ed eventualmente una terapia collaterale.

  • Cani malati con quadro clinico grave: rientrano in questa categoria animali con insufficienza renale cronica o nefropatia proteinuria, gravi malattie oculari che potrebbero comportare la perdita funzionale, gravi malattie concomitanti (di natura infettiva, neoplastica, endocrina, metabolica) . Questi pazienti andranno trattati con farmaci specifici anti-Leishmania e con delle terapie collaterali di supporto agli organi colpiti.

  • Cani refrattari: cani che non rispondono al trattamento specifico. In questo caso sarebbe opportuno rivalutare il protocollo terapeutico e la correttezza nella somministrazione della terapia. Bisogna anche escludere altre malattie concomitanti che possono influenzare negativamente l’esito della terapia. Eventualmente valutare un protocollo alternativo.

  • Cani recidivi: cani che, dopo un trattamento specifico, presentano precocemente una recidiva. Valgono le stesse considerazioni dello stadio precedente.

    QUAL E’ LA TERAPIA?!

    terapie

    Il protocollo più utilizzato nei cani degli stadi 2,3,4 consiste nell’associazione tra allopurinolo (Zyloric) e antimoniato di meglumina(Glucantime).
    Il primo farmaco viene somministrato per bocca per almeno 4-6 mesi mentre il Glucantime viene somministrato per un periodo variabile dalle 4 alle 8 settimane. Questo schema terapeutico permette di ridurre la carica parassitaria per diversi mesi e quindi riduce la trasmissione del parassita ai flebotomi.

     

    Il Glucantime, come dimostrato da diversi studi, ha una buona efficacia clinica. Permette un miglioramento clinico e dei parametri di laboratorio dopo un periodo variabile di tempo. L’elettroforesi delle proteine può modificarsi più lentamente. Dopo il trattamento è possibile la comparsa di recidive in un periodo compreso tra diversi mesi e 1-2 anni.
    Gli effetti collaterali più frequentemente riscontrati sono febbre, diarrea, perdita di appetito, dolore e rigonfiamento locale. La limitazione all’uso del farmaco è dovuta soltanto alla difficoltà di somministrazione per il proprietario. Gli studi clinici, ad oggi, non mostrano evidenza di danno renale indotto dai composti antimoniali. Il farmaco viene comunque escreto per via renale quindi non andrebbe utilizzato in cani che manifestano già un problema organico.

     

    Lo Zyloric (allopurinolo) viene somministrato per bocca a cicli di 4-6 mesi per tutta la vita dell’animale. Previene la proteinuria (perdita di proteine con le urine dovuta a danno renale).
    La combinazione dei precedenti due farmaci è quella più utilizzata anche se non consente una guarigione parassitologica completa. I cani trattati in questo modo hanno un periodo di remissione clinica più lungo rispetto a quelli a cui viene somministrato un farmaco oppure l’altro da solo.

     

    La miltefosina (Milteforan) viene somministrata per via orale per 28 giorni, quindi di più facile gestione rispetto al Glucantime per alcuni proprietari. Questa molecola non è in grado di eliminare del tutto la Leishmania dai soggetti infetti, anche se gli studi hanno dimostrato una riduzione marcata della carica parassitaria. La sua efficacia aumenta in associazione con l’allopurinolo. Gli effetti collaterali riscontrati sono il vomito e la diarrea.
    Il domperidone (Leishguard) viene somministrato sotto forma di sciroppo in associazione ai precedenti, anche per periodi prolungati di tempo , permettendo una riduzione dei segni clinici e dei titoli anticorpali.

    SI POSSONO UTILIZZARE TERAPIE ALTERNATIVE?
    In associazione alle terapie descritte sopra, è sempre possibile utilizzare delle terapie collaterali, ‘non convenzionali’ quali l’omeopatia, l’agopuntura, l’omotossicologia. A seconda del quadro clinico e degli eventuali organi colpiti, si possono utilizzare sia rimedi specifici per il singolo animale che complessi che aiutano sia nel sostenere gli organi che nello stimolare le difese immunitarie dell’animale. A seconda del caso clinico, sarà possibile valutare una strategia piuttosto che un’altra. Anche l’agopuntura può essere un valido aiuto sia nello stimolare l’immunità del cane che nel sostenere le eventuali funzioni colpite.

    FOLLOW UP
    La frequenza di controllo dei cani dall’inizio della terapia è individuale. Si considerano sempre le condizioni cliniche di partenza prima e dopo il trattamento. Dopo la terapia è utile ripetere una visita completa, analisi di laboratorio complete ed analisi delle urine.
    Nel caso in cui si dovesse verificare una recidiva dopo poco tempo dalla fine della terapia, si può pensare di rivedere lo schema terapeutico e tentare con un farmaco diverso .
    I cani gravemente malati vanno ricontrollati con una maggiore frequenza (intervalli di 1 o 2 mesi).

    CONCLUSIONI
    In caso di diagnosi di Leishmaniosi quindi, non bisogna lasciarsi scoraggiare. Ci sono molte possibilità terapeutiche che permettono di aiutare il nostro cane nel modo migliore. L’importante è fare la terapia nel modo corretto e portarlo ai controlli consigliati dal medico veterinario.

    Bibliografia
    ‘Leishmaniosi canina’ recenti acquisizioni su epidemiologia, implicazioni cliniche, diagnosi, terapia e prevenzione.

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